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      "Nato per educare" è il racconto della vita di San Giuseppe Calasanzio, santo e maestro. Nato in Spagna, visse gran parte della sua esistenza a Roma, dove arrivò già sacerdote, dopo aver esercitato per nove anni il ministero pastorale nella sua diocesi di Seo d'Urgel. 
      Peralta de la Sal (Huesca - Spagna) è la sua patria, ove nacque il 31 luglio 1557. Il padre era fabbroferraio e sindaco della baronia autonoma di Peralta. Nel suo paese natale frequentò la scuola primaria e la formazione catechetica parrocchiale fino al 1567, per poi frequentare un triennio di umanità (grammatica, retorica e poetica) nella vicina cittadina di Estadilla. Entrò all'università di Lerida, iscrivendosi alle facoltà di filosofia e di diritto canonico e civile. Nel 1575 iniziò il cammino verso il Sacerdozio che proseguì e concluse nella università di Lerida. Ricevette gli ordini sacri e il presbiterato, amministratogli dal suo Vescovo di Urgel il 17/12/1583.
     Da sacerdote ebbe molti incarichi anche quello molto impegnativo di parroco di Tremp e di visitatore di altre comunità parrocchiali: doveva essere tenuto in grande considerazione dal suo Vescovo! Si trasferisce a Barcellona per continuare gli studi di specializzazione in Teologia.
Da Barcellona, per mare, raggiunge Civitavecchia e Roma. Quali i motivi? Procurarsi, nella Curia romana, un canonicato vacante in Urgel?
Si sa che, per volontà del suo Vescovo, gli furono affidate le relazioni diocesane della Visita ad limina alla Santa Sede.
     Per cinque anni il Calasanzio, teologo del Card. Marco Antonio Colonna e precettore dei suoi nipoti, attende inutilmente la concessione del canonicato e frattanto s’impegna generosamente nella carità presso i più bisognosi, come membro di varie confraternite, fino a scoprire e ad assumere definitivamente il proprio carisma vocazionale: l’educazione della gioventù mediante l’istruzione.
      Mentre sperava di realizzare i suoi desideri, nel 1595 si iscrisse all’Arciconfraternita dei Dodici Apostoli: per incarico di questa visitò e soccorse a domicilio molti poveri in diversi rioni di Roma. Conobbe a fondo la misera condizione morale e sociale nella quale si dibatteva una gran quantità di famiglie. Rimase fortemente impressionato dal gran numero di ragazzi che vagavano per le strade di Roma commettendo ogni sorta di male; comprese che dando un’istruzione adeguata alla loro condizione e una formazione cristiana, quei ragazzini avrebbero migliorato la società.
     Quando nel 1597 gli toccò visitare il quartiere di Trastevere, giunto alla chiesa di Santa Dorotea, scoprì una piccola scuoletta organizzata da due o tre membri della Confraternita della Dottrina Cristiana in due angusti locali ceduti dal parroco don Antonio Brendani. Il Calasanzio si unì a questi membri e si iscrisse alla Confraternita della Dottrina Cristiana.Prese molto sul serio il lavoro della scuola e molto  presto ne divenne il responsabile. Ottenne così che la scuola fosse riservata ai poveri e fosse totalmente gratuita.  
      A Roma, quindi, cambiò programma e iniziò una scuola popolare che chiamò "Scuole Pie", cioè scuola gratuita e allo stesso tempo cristiana.

      Questo fatto significò l’inizio delle Scuole Pie e rappresenta anche l'inizio della scuola per tutti. Secondo la tradizione questo avvenne nel 1597.
      In breve tempo, il crescente numero degli alunni impose di lasciare le due stanze di Santa Dorotea e di migrare al centro di Roma in vari edifici finché nel 1612 passò nella sede definitiva di Palazzo Torres, l’attuale San Pantaleo presso piazza Navona.
      E i motivi che lo avevano portato a Roma? Ha scoperto la sua vocazione e si converte al nuovo modo di servire Dio che non lascerà mai più. 
“Ho trovato in Roma la maniera definitiva di servire Dio, facendo del bene alli piccolini. Non la lascerò per nessuna cosa al mondo”.
    Per dare continuità alla scuola fondò l'Ordine Religioso delle Scuole Pie (i Padri Scolopi), che chiamò Ordine dei Poveri della Madre di Dio, per esprimere la sua totale dedicazione all'educazione dei fanciulli poveri. Le difficoltà furono molte: resistenza della Curia Pontificia, ostilità interne, pessimismo di alcuni collaboratori. Ciò nonostante, seppe mantenere quella ammirabile serenità che traspare continuamente dalle sue lettere convinto com’era che tutto fosse opera di Dio e della Vergine Maria. L’amore per la cultura lo spinse ad accogliere gli insegnamenti del Campanella e sollecitò i Padri che operavano in Toscana a formarsi alla scuola del Galileo e a dargli assistenza negli ultimi anni della sua vita.
      Morì serenamente, a novantuno anni, il 25 Agosto del 1648.
      La Chiesa riconobbe le sue virtù: Clemente XIII lo dichiarò santo nel 1767; Pio XII, Patrono delle scuole popolari cristiane.

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