Parrocchia di Milano

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La parrocchia di San Giuseppe Calasanzio di Milano nei mesi della pandemia da Covid-19.

 

parrocchia milano 01Il caro Gerardo mi invita a raccontare come siano andate le cose a Milano. Ne approfitto subito per salutare tutti e per ringraziare fin da ora per l’attenzione.

La serrata è iniziata nel pomeriggio di domenica 23 febbraio. Abbiamo fatto in tempo a celebrare la Messa delle ore 12 e poi, a partire dal primo pomeriggio, ciò che sembrava impossibile e che veniva raccontato solo nei film catastrofistici si è avverato: la “grida” del Comune ha imposto la chiusura di ogni attività, prima tra tutte quella del tempio laico più frequentato: lo stadio Meazza. E permettetemi: in Italia si possono pure chiudere le chiese, le fabbriche, le scuole e si può ancora non avere cognizione della gravità di un avvenimento; ma se s’interrompe il Campionato vuol dire che l’Armagheddon è iniziato!

Ricordo che nel corso di quel pomeriggio hanno fatto capolino sul campo di gioco dell’oratorio 40 e più adolescenti: in programma ore e ore di torneo informale. Niente da fare, ho dovuto dire loro – ancor più incredulo di tutti loro – che ero costretto a chiudere.

Da quel momento, in un crescendo di buio e di oppressione dell’anima, è accaduto tutto ciò di cui sapete.

E’ stato molto doloroso raggiungere più volte i cortili delle RSA o il Cimitero Maggiore per benedire, in semi-clandestinità, i feretri degli anziani spirati lontano dalle carezze dei loro congiunti; è stato triste celebrare senza la presenza dei fedeli; ancor più brutto perdere la presa sui bambini, sui ragazzi, sui fidanzati, sulle famiglie, costretti come siamo stati a interrompere le attività di catechesi e di formazione.

Il quartiere, grazie a Dio, non ha conosciuto sulla carne dei suoi abitanti tragedie come sono avvenute in altri luoghi; ciononostante alcune famiglie sono state toccate da vicino: qualcuno ha perso i genitori o dei parenti, qualcun altro si è ammalato e ha superato con una certa fatica questa nuova sindrome. E noi, nel mentre raccoglievamo i racconti dei parrocchiani, non potevamo che ringraziare il Cielo per aver accompagnato e salvaguardato p. Valerio Springhetti nel suo cammino di guarigione dagli effetti dell’incidente occorsogli l’11 ottobre scorso. Se penso che è uscito dal Pio Albergo Trivulzio il 3 febbraio, dopo due mesi di degenza e giusto in tempo… E’ da allora che gli chiedo, ogni settimana, di suggerirmi i numeri da giocare al Superenalotto: chi più fortunato di lui, infatti?

parrocchia milano 00Al di là della battuta, dalla fine di febbraio ci siamo rassegnati a vivere un tempo sabbatico come mai prima era accaduto. Abbiamo diviso il lavoro tra noi in questo modo: p. Valerio occupato a guarire completamente; p. Claudio di presidio in chiesa e presso gli uffici parrocchiali; il sottoscritto, equipaggiato con mascherina e guanti, lanciato in spedizioni interminabili, a causa delle code, per fare la spesa o per sbrigare commissioni.

La nostra chiesa non ha mai chiuso le sue porte. P. Claudio, per settimane, ha esposto il SS.mo Sacramento e questo ha fatto sì che i più coraggiosi tra i fedeli non rinunciassero ad avventurarsi fino alla soglia della loro Casa per aprire il cuore a Dio. P. Valerio ha ripreso a celebrare e qualcuno si è sempre affacciato per ricevere l’Eucaristia. Io mi sono dato a mia volta al lavoro manuale per ordinare e arredare ambienti che avevano bisogno da tanto tempo di essere recuperati. E non ho ancora finito.

Nel frattempo il Paese ha cominciato a rialzare la testa e a intravedere un po’ di luce. Da domenica 24 maggio abbiamo ripreso a celebrare la S. Messa festiva con la presenza dei fedeli. La nostra chiesa sembra un percorso del mini-golf tra percorsi obbligati, nastri e scotch colorati, adesivi segna-posto, ma poco importa: si prega insieme, finalmente! E si tornano a celebrare battesimi e funerali. Per i matrimoni tocca aspettare l’anno prossimo. Per le comunioni e le cresime si vedrà.

parrocchia milano 03Quel che continua a essere indigeribile, specialmente per me, è il fatto che i protocolli disposti dal Governo siano così severi da rendere materialmente impossibile lo svolgimento delle consuete attività estive con i bambini e i ragazzi del quartiere, in particolare l’organizzazione dei campi residenziali presso la nostra casa di Balme. Ormai ho imparato a memoria la sequenza delle imposizioni: progetto scritto e planimetrie degli spazi da trasmettere al Comune, distanziamento tra i ragazzi, presìdi sanitari (mascherine), contingentamento, sanificazione e, dulcis in fundo, responsabilità civile e penale per i responsabili (nella fattispecie i parroci): in sostanza tutti i preti d’oratorio hanno alzato bandiera bianca, perché una montagna così impervia non si può scalare. La Bessanese sì, la Burocrazia no. Un’estate di triste sotto-occupazione per gli oratori, un tempo drammatico per i piccoli, per gli adolescenti e per le loro famiglie: su tutti loro, infatti, calerà come un maglio questo genere di gestione del post-pandemia.

Nel frattempo si odono tamburi di guerra suonare a riguardo della ripresa delle attività scolastiche (e non solo a riguardo della scuola), a partire dal prossimo mese di settembre. Toccherà tra l’altro, per noi, reinventare modi e spazi di catechismo, catechesi per adolescenti, giovani e adulti, attività varie. Sarà un’impresa.

Una cosa è certa: tutto pur di non essere costretti a comunicare “in remoto”. Celebrare davanti a uno smartphone è un’esperienza che spero di non dover ripetere.

Un abbraccio (distanziato) a tutti.

p. Alberto

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