Il Pio Pontificio Collegio Romeno durante la pandemia del coronavirus

Valutazione attuale: 3 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella inattivaStella inattiva
 

IL PIO PONTIFICIO COLLEGIO ROMENO DURANTE LA PANDEMIA DEL CORONAVIRUS

collegio romenoHo vissuto gran parte del periodo in cui si è manifestata in Italia in modo violento la pandemia del coronavirus presso il Collegio Romeno (inaugurato nel 1937 durante il pontificato di PIO XI), per garantire ai seminaristi Romeni e Ucraini Greco-cattolici la direzione spirituale; inizialmente sarei dovuto essere lì per una decina di giorni, poi le cose, come tutti sanno, sono andate peggiorando per cui i giorni di divieto di uscita e l’obbligo di chiusura delle scuole e delle università e di ogni altra attività si sono prolungati per mesi. Anche il Pio Pontificio Collegio Romeno è dovuto sottostare a tali normative la cui osservanza severa è stata rispettata come pure immagino presso i vicini Collegio Pontificio Ucraino di San Giosafat, Collegio Americano del Nord e l’Università Urbaniana; sempre vicinissimo è pure l’Ospedale pediatrico di Gesù Bambino.

Dunque la vita al Romeno si è svolta in una stretta osservanza delle disposizioni emanate dal governo: infatti i seminaristi, ma non solo loro ma anche il Rettore e il Vicerettore e gli studenti ospiti del Collegio Sant’Efrem, già adulti e per la maggior parte sacerdoti, non sono mai usciti dal Collegio; seguivano tra l’altro le lezioni on line, e sempre on line i contatti con i loro docenti per quanto riguardava gli elaborati e le tesi di licenza e di dottorato che essi stavano preparando per la fine dell’Anno Accademico; e anche ai dipendenti fu richiesto di rimanere fissi al Collegio dando loro una camera per dormire: così ha fatto per un certo tempo la guardarobiera (bulgara, residente a Ladispoli) mentre l’addetto alla portineria e alle pulizie del Collegio (indiano e residente a Roma con un figlio, mentre la moglie vive in India) vi ha trascorso fisso più di tre mesi; anche alla cuoca (italiana di origine calabrese) fu richiesto di fermarsi in Collegio per evitare rischi di contagio, ma avendo la macchina le fu concesso di tornare a casa una volta terminato l’orario di lavoro. Per quanto riguarda le provviste di cibo tutto veniva ordinato direttamente dall’Economo e gli stessi centri commerciali portavano quanto richiesto; così pure per quanto era ritenuto necessario dagli studenti tutto veniva ordinato e consegnato direttamente senza che nessuno dovesse uscire; inoltre l’attenzione personale di ognuno era sollecitata ad evitare contagi o rischi di contagio; per esempio l’attenzione verso gli uccelli, sul Gianicolo davvero numerosi (tra gabbiani, cornacchie, piccioni, pappagalli, passeri e altri): si raccomandò di evitare di offrir loro da mangiare sul davanzale della finestra della propria camera così da non correre rischi di contagi, in quanto si temeva che ci fosse il pericolo che pur non cadendo nel contagio gli uccelli fossero portatori del virus e potessero quindi trasmetterlo. E inoltre furono vietati incontri con persone extra, per cui non ci sono state visite né di amici né di amiche né di vescovi né di preti neppure della Congregazione per le Chiese Orientali; dalla Congregazione sono giunte invece indicazioni da seguire per evitare appunto pericoli di contagio. L’unica uscita consentita era quella del Rettore del Collegio, la domenica, per celebrare la Santa Messa in rito bizantino presso la Radio Vaticana trasmessa in Romania. E ciò con le dovute precauzioni e i dovuti controlli anche presso la Radio Vaticana.

vincenzo laiE d’importanza fondamentale fu la possibilità, ogni giorno, della preghiera comunitaria e della celebrazione eucaristica nella Chiesa del Collegio, eretta sempre per volontà di Pio XI, abbastanza ampia da permettere gli incontri liturgici e di preghiera. Si noti anche che al posto della Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo nella Grande e Santa Settimana e in coincidenza con le grandi solennità si ricorreva alla Divina Liturgia di S. Basilio Magno. E non posso non ricordare la bellezza della celebrazione della Grande e Santa Settimana: ogni giorno l’abbiamo vissuta veramente con grande raccoglimento secondo il rito bizantino: di notevole importanza, ovviamente, come nel rito latino, il triduo pasquale, anche se celebrati rispetto a noi in tempi e modi diversi ma sempre con grande e intensa partecipazione spirituale: il Grande e Santo Giovedì, il Grande e Santo Venerdì, il Grande e Santo Sabato che culmina la sera con la Liturgia della Luce e l’annuncio della Resurrezione del Signore, Veglia vissuta in diversi momenti che si porta a compimento con la celebrazione liturgica dell’Eucarestia; sono stati giorni di grande intensità spirituale e posso dire che come tutti gli anni anche quest’anno l’ho vissuta con grande partecipazione interiore come del resto tutti; per una parte della Veglia pasquale si sono utilizzati anche spazi esterni alla Chiesa e sempre nel rispetto e nell’attenzione dovuta alle norme emanate a causa del coronavirus. Ecco per l’osservanza rigorosa delle norme prescritte, al Collegio Romeno, come pure al Collegio Ucraino di san Giosafat e al Collegio Americano del Nord e all’Urbaniana non si sono registrati casi di contagi neppure in forma leggera. Altrove, invece, è avvenuto il contrario come all’Ateneo Salesiano e al Teresianum, quest’ultimo sempre al Gianicolo (vicino a San Pancrazio e a Villa Panfili), quindi non lontano dai Centri di formazione prima ricordati.

“La fretta e la superficialità sono le malattie psichiche del ventesimo secolo, e più di ogni altro posto si riflettono nella stampa.”
ALEKSANDR ISAEVIC SOLZHENITSYN

“La precipitazione e la superficialità sono le malattie croniche del secolo.”
ALEKSANDR ISAEVIC SOLZHENITSYN

Il vizio supremo è la superficialità. (Oscar Wilde)

P. Vincenzo Lai

 

Pubblicato in NOTIZIE

Stampa Email

  • /notizia/150-ripartire-il-motto-del-movimento-calasanzio
  • /notizia/142-lettera-scritta-da-un-giovane

PADRE PROVINCIALE

SEGRETARIOPROVINCIALE

promotore vocazionale

manifesto vocazionale