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  1. VII.SICUREZZA DATI FORNITI

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  1. VIII.MODIFICHE AL PRESENTE DOCUMENTO

  1. Il presente documento costituisce la privacy policy di questo sito, è pubblicato all’indirizzo
  2. Esso può essere soggetto a modifiche o aggiornamenti. Qualora si tratti di modifiche ed aggiornamenti rilevanti questi saranno segnalati con apposite notifiche agli utenti.
  3. Le versioni precedenti del documento saranno comunque consultabili a questa pagina.
  4. Il documento è stato aggiornato in data 30 marzo 2021 per essere conforme alle disposizioni normative in materia, ed in particolare in conformità al Regolamento (UE) 2016/679.

LE CHIAVI DI VITA DELL'ORDINE


 Linee d’azione per il sessennio 2015-2021 LE CHIAVI DI VITA DELL’ORDINE, proposte dal 47o Capitolo Generale sono le seguenti:

CHIAVI 480X654

1. La Pastorale Vocazionale, secondo i principi della Cultura Vocazionale.

2. La Formazione Iniziale, secondo i principi di Qualità e di Comunione.

3. La Vita Comunitaria, approfondendo gli elementi essenziali: la sequela comunitaria del Signore e la cura delle mediazioni e delle opzioni che la rendono possibile.

4. La Formazione Permanente, quale processo integrale di crescita vocazionale.

5. Il Ministero Scolopico, in linea con l’identità scolopica, la qualità educativa e pastorale, la missione condivisa e l’attenzione preferenziale per i poveri.

6. L’Integrazione Carismatica e la Missione Condivisa, approfondendo la condivisione del nostro carisma partendo da diverse vocazioni e in crescente comunione.

7. L’Economia, per crescere nella nostra responsabilità e garantire la sostenibilità integrale delle Scuole Pie.

8. La Ristrutturazione, il Consolidamento e l’Espansione dell’Ordine, per trovare le migliori strutture per la crescita della nostra Vita e Missione e per continuare a costruire l’Ordine lì dove ci sentiamo inviati.

9. Il Carisma Calasanziano, per vivere il Calasanzio come colui che continua a fondare l’Ordine giorno dopo giorno, approfondendo la sua figura e il suo carisma quale riferimento centrale del processo che stiamo vivendo.

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IL FONDATORE


CALASANZ

"Nato per educare" è il racconto della vita di San Giuseppe Calasanzio, santo e maestro. Nato in Spagna, visse gran parte della sua esistenza a Roma, dove arrivò già sacerdote, dopo aver esercitato per nove anni il ministero pastorale nella sua diocesi di Seo d'Urgel. 

Peralta de la Sal (Huesca - Spagna) è la sua patria, ove nacque il 31 luglio 1557. Il padre era fabbroferraio e sindaco della baronia autonoma di Peralta. Nel suo paese natale frequentò la scuola primaria e la formazione catechetica parrocchiale fino al 1567, per poi frequentare un triennio di umanità (grammatica, retorica e poetica) nella vicina cittadina di Estadilla. Entrò all'università di Lerida, iscrivendosi alle facoltà di filosofia e di diritto canonico e civile. Nel 1575 iniziò il cammino verso il Sacerdozio che proseguì e concluse nella università di Lerida. Ricevette gli ordini sacri e il presbiterato, amministratogli dal suo Vescovo di Urgel il 17/12/1583.

 Da sacerdote ebbe molti incarichi anche quello molto impegnativo di parroco di Tremp e di visitatore di altre comunità parrocchiali: doveva essere tenuto in grande considerazione dal suo Vescovo! Si trasferisce a Barcellona per continuare gli studi di specializzazione in Teologia. Da Barcellona, per mare, raggiunge Civitavecchia e Roma. Quali i motivi? Procurarsi, nella Curia romana, un canonicato vacante in Urgel? Si sa che, per volontà del suo Vescovo, gli furono affidate le relazioni diocesane della Visita ad limina alla Santa Sede.

Per cinque anni il Calasanzio, teologo del Card. Marco Antonio Colonna e precettore dei suoi nipoti, attende inutilmente la concessione del canonicato e frattanto s’impegna generosamente nella carità presso i più bisognosi, come membro di varie confraternite, fino a scoprire e ad assumere definitivamente il proprio carisma vocazionale: l’educazione della gioventù mediante l’istruzione. Mentre sperava di realizzare i suoi desideri, nel 1595 si iscrisse all’Arciconfraternita dei Dodici Apostoli: per incarico di questa visitò e soccorse a domicilio molti poveri in diversi rioni di Roma. Conobbe a fondo la misera condizione morale e sociale nella quale si dibatteva una gran quantità di famiglie. Rimase fortemente impressionato dal gran numero di ragazzi che vagavano per le strade di Roma commettendo ogni sorta di male; comprese che dando un’istruzione adeguata alla loro condizione e una formazione cristiana, quei ragazzini avrebbero migliorato la società.

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Quando nel 1597 gli toccò visitare il quartiere di Trastevere, giunto alla chiesa di Santa Dorotea, scoprì una piccola scuoletta organizzata da due o tre membri della Confraternita della Dottrina Cristiana in due angusti locali ceduti dal parroco don Antonio Brendani. Il Calasanzio si unì a questi membri e si iscrisse alla Confraternita della Dottrina Cristiana. Prese molto sul serio il lavoro della scuola e molto  presto ne divenne il responsabile. Ottenne così che la scuola fosse riservata ai poveri e fosse totalmente gratuita. A Roma, quindi, cambiò programma e iniziò una scuola popolare che chiamò "Scuole Pie", cioè scuola gratuita e allo stesso tempo cristiana.

Questo fatto significò l’inizio delle Scuole Pie e rappresenta anche l'inizio della scuola per tutti. Secondo la tradizione questo avvenne nel 1597. In breve tempo, il crescente numero degli alunni impose di lasciare le due stanze di Santa Dorotea e di migrare al centro di Roma in vari edifici finché nel 1612 passò nella sede definitiva di Palazzo Torres, l’attuale San Pantaleo presso piazza Navona. E i motivi che lo avevano portato a Roma? Ha scoperto la sua vocazione e si converte al nuovo modo di servire Dio che non lascerà mai più. 

“Ho trovato in Roma la maniera definitiva di servire Dio, facendo del bene alli piccolini. Non la lascerò per nessuna cosa al mondo”. Per dare continuità alla scuola fondò l'Ordine Religioso delle Scuole Pie (i Padri Scolopi), che chiamò Ordine dei Poveri della Madre di Dio, per esprimere la sua totale dedicazione all'educazione dei fanciulli poveri. Le difficoltà furono molte: resistenza della Curia Pontificia, ostilità interne, pessimismo di alcuni collaboratori. Ciò nonostante, seppe mantenere quella ammirabile serenità che traspare continuamente dalle sue lettere convinto com’era che tutto fosse opera di Dio e della Vergine Maria. L’amore per la cultura lo spinse ad accogliere gli insegnamenti del Campanella e sollecitò i Padri che operavano in Toscana a formarsi alla scuola del Galileo e a dargli assistenza negli ultimi anni della sua vita.

Morì serenamente, a novantuno anni, il 25 Agosto del 1648. La Chiesa riconobbe le sue virtù: Clemente XIII lo dichiarò santo nel 1767; Pio XII, Patrono delle scuole popolari cristiane.

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VOCAZIONE E FORMAZIONE 


vocazioni2Inviato dal Padre per la salvezza di tutti, Gesù di Nazaret, formatore dei discepoli, continua oggi a chiamare per mezzo dello Spirito al discepolato evangelico. Egli è anche il Maestro di quanti si preparano a seguirlo nell'Ordine delle Scuole Pie, partecipando al suo stile di vita e alla sua missione evangelizzatrice tra i bambini e i giovani.

 Lo stesso Calasanzio la espresse con questa frase: "Ho trovato in Roma una strada migliore per servire a Dio con aggiutare questi poveri figliuoli, né li lascerò per cosa alcuna del mondo". La realtà storica del nostro tempo è molto complessa, arrivando anche a situazioni inedite di ingiustizia istituzionalizzata. 

Sotto l'impulso di uno sviluppo incontrollato, la frattura tra ricchi e poveri - paesi, regioni, gruppi, persone - si è fatta più profonda. Di conseguenza, coesistono grandi masse che vivono soffrendo fame materiale, fame di giustizia, di cultura e di lavoro, di educazione e di fede, con altri gruppi che sperimentano, insieme al vuoto interiore e all'assenza di Dio, forme di violenza, di discriminazione, di alienazione, di mancanza di libertà umana e religiosa, di mancanza del nucleo familiare e di disorientamento nei valori morali. 

vocazioni3Come ai tempi del Calasanzio, sebbene per ragioni diverse, nemmeno oggi è rispettata la dignità della persona umana, e, in modo particolare, l'infanzia e la gioventà soffrono le conseguenze di questa situazione. In tale contesto Dio chiama i cristiani ad annunciare e testimoniare il Vangelo. Egli continua infatti a inviare nuovi seguaci del Calasanzio che impegnino la loro vita nella Chiesa al servizio dell'uomo, e particolarmente, dell'infanzia e della gioventù. La missione evangelizzatrice e il compito dello scolopio si realizzano a partire dal suo "essere scolopio". 

Lo scolopio incarna progressivamente i valori di Gesù di Nazaret, come ha fatto il Calasanzio: vivere solo per il Padre, cercare di piacere a Lui solo, e ascoltare in profondo silenzio interiore la voce dello Spirito Santo, giungendo ad una singolare familiarità con Dio. 

Lo scolopio risponde alla chiamata di Cristo mediante la professione religiosa: essere casto, povero e obbediente al servizio dell'educazione dell'infanzia e della gioventù, e vivere la propria consacrazione in una comunità scolopica che evangelizza.


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CREDO


Calasanzio Sesto 

 " Noi, Religiosi Scolopi, 

Poveri della Madre di Dio, 

riuniti dal Padre, 

nel nome di Cristo, 

e sotto la guida dello Spirito Santo, 

fedeli all'ispirazione del Calasanzio, 

interpellati dal grido di moltitudini di bambini e di giovani poveri, 

professiamo la nostra fede in Cristo Gesù

che li accoglie e benedice. 

E perciò: 

come consacrati, seguiamo il Maestro in radicalità evangelica; 

come convocati, viviamo la gioia della fraternità, segno profetico del Regno, in comunione con la

Chiesa e con l'intera famiglia umana;

inviati, ci dedichiamo al nostro ministero educativo, insieme ai laici. 

Proclamiamo così la nostra speranza in un mondo nuovo e desideriamo condividerla con nuovi 

fratelli scolopi: religiosi e laici. 

Ci poniamo nelle mani di Maria, 

sotto la cui materna protezione fu fondato il nostro Ordine." 

 

 MISSIONE


MINISTERO2

Noi, scolopi, religiosi e laici, 

"cooperatori della verità", 

come San Giuseppe Calasanzio 

ci sentiamo inviati da Cristo e dalla Chiesa a 

evangelizzare educando

fin dalla prima infanzia i bambini e i giovani, 

specialmente poveri, 

mediante l'integrazione di fede e cultura -pietà e lettere- 

per rinnovare la Chiesa e trasformare la società 

secondo i valori del Vangelo, 

creando fraternità. 

Abbiamo ricevuto per questo 

un carisma che viene da Dio, 

una storia, una spiritualità e una pedagogia proprie, 

persone in comunione, 

scuole e istituzioni specifiche, 

che ci permettono di rendere presenti Gesù Maestro 

e la Maternità della sua Chiesa ai piccoli. 


 

  

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LA STORIA


STORIAFin dal tempo del Fondatore Giuseppe Calasanzio, le Scuole Pie in Italia erano organizzate in Province: Romana, Ligure, Napoletana e Toscana. Le Scuole Pie si diffusero rapidamente nelle diverse regioni, dovremmo dire nei diversi Stati in cui allora la Penisola era divisa. In seguito nacquero anche altre province: quella Sarda, la pugliese, la Sicula. Erano altri tempi e altre situazioni storiche. 

Con alterne vicende i Padri Scolopi dal 1600 ad oggi hanno continuato la loro opera educativa. Le divisioni giuridiche del passato hanno arricchito la testimonianza calasanziana, sviluppando una creatività eccezionale nel variegato servizio ai piccoli e ai giovani. Il tutto costituisce per noi un patrimonio di cultura, di scienza, di sapere pedagogico, di fedeltà al carisma non comune, del quale noi oggi siamo depositari e    responsabili di fronte alla Chiesa e alla società.  

In questi ultimi anni, le mutate situazioni storiche hanno spinto le Scuole Pie italiane a compiere un processo di unificazione lento e non facile. Si è a lungo discusso, in incontri locali e nazionali, della necessità storica di superare la divisione giuridica delle quattro Province, mediante la fusione delle stesse in una unica Provincia Italiana dei Padri Scolopi.  La ricchezza di esperienze delle singole diventava così patrimonio di tutti. 

STORIA2Ma la penisola italiana è lunga e i chilometri tra Genova, Milano e la Comunità di Campi Salentina sono tanti. Superare questa distanza, fatta non solo di chilometri, ma anche di storie, di sensibilità personali e di tradizioni secolari era, ed è tuttora, una impresa né facile né breve; ma valeva la pena affrontarla nel nome di Dio e nel convincimento che a unirci istituzionalmente era ed è l’unico e identico carisma calasanziano. 

 E’ così che, con Decreto del P. Generale, il 1° gennaio 2007 è nata la Provincia Italiana dei Padri Scolopi; nell’aprile dello stesso anno abbiamo celebrato il primo Capitolo della nuova Provincia, con l’elezione del primo Provinciale Italiano nella persona del P. Dante Sarti. Siamo convinti che il solo interventogiuridico non risolve i problemi, ma certamente ci aiuta a risolverli.

Davanti agli Scolopi italiani si presentano interrogativi non piccoli: come coordinare le diverse attività scolastiche in un unico progetto educativo? Come rendere efficace una pastorale scolopica nelle sette parrocchie e nelle tante chiese aperte al pubblico? Come animare la dimensione missionaria e le varie opere che a noi fanno riferimento? Siamo pienamente convinti che, più che nel passato, oggi si richiede il coinvolgimento di tutti, mediante disponibilità personale e apertura verso i cambiamenti che si ritengono necessari. Siamo convinti che a unirci è l'ideale educativo del Calasanzio; come lui nel Seicento, anche noi, nel terzo millennio, siamo chiamati a rispondere alle tante sfide che la società e i giovani ci rivolgono con la stessa generosa e creativa disponibilità.


 

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