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  4. Il documento è stato aggiornato in data 30 marzo 2021 per essere conforme alle disposizioni normative in materia, ed in particolare in conformità al Regolamento (UE) 2016/679.

LA PEDAGOGIA CALASANZIANA


MINISTERO2Al tempo del Calasanzio esistevano molte Congregazioni religiose . Esse svolgevano ministeri come la cura degli infermi, l’assistenza degli orfani, la predicazione, il riscatto dei prigionieri, ma nessuna aveva come ministero proprio e specifico l’istruzione e l’educazione gratuita dei bambini poveri. La convinzione che il rinnovamento sociale potesse avvenire solo attraverso la diffusione della cultura e quindi dell'istruzione, portò il Calasanzio ad ideare una SCUOLA APERTA A TUTTI ed in particolar modo ai ragazzi poveri. A buon diritto S. Giuseppe Calasanzio è considerato il fondatore della prima scuola popolare gratuita d’Europa.

Giuseppe Calasanzio non si propose i rinnovare i metodi in uso nel suo tempo, ma di fatto, li adattò al suo scopo, creando una vera scuola popolare. Cercò che l’istruzione fosse veramente gratuita, che si insegnasse simultaneamente a un gruppo consistente, ma non esagerato di alunni, che fosse di breve durata e che preparasse alla vita. Nel documento chiamato "Documentum princeps" della pedagogia calasanziana, redatto intorno al 1605, prescrive che si insegni dapprima a leggere, poi a scrivere , che si curi la calligrafia e quindi l'aritmetica. Assieme a queste discipline i ragazzi dovranno apprendere la Dottrina Cristiana, assistere quotidianamente alla Messa, prendere parte alle preghiere e ricevere con una certa frequenza i sacramenti. Terminata la scuola, gli alunni potranno trovare qualche impiego.

Per quelli che desideravano proseguire gli studi, le scuole continuavano fino a che i giovani erano preparati per lo studio della Logica, cioè fino all'università. Ai più bisognosi il Calasanzio provvedeva carta, penne e inchiostro. Esigeva dagli alunni un comportamento serio ed educato anche fuori della scuola; proibiva loro di sporcare le pareti, graffiare i banchi e le porte con coltellini: non voleva che frequentassero pubblici spettacoli e che leggessero libri dannosi. 

Nella scuola non praticava punizioni, ma stimolava all'emulazione e al confronto nelle competizioni scolastiche. La pedagogia calasanziana, quindi, muove da due considerazioni fondamentali, maturate dal Calasanzio quando venne a contatto con la miseria e l’ignoranza che affliggevano gran parte della gioventù romana dei suoi tempi: la scuola come preparazione a vivere bene la vita; L’istruzione aperta a tutti come strumento di progresso sociale e civile.

La Pedagogia calasanziane si fonda pertanto sull'affermazione che la scuola deve essere aperta a tutti (non solo ai ricchi, ma anche e soprattutto ai poveri) e sensibile alle problematiche della realtà circostante. L’alunno è centro dell’opera educativa, che deve essere ispirata alla massima comprensione e deve essere sempre attuata nel rispetto della personalità del ragazzo.

La cultura era intesa come strumento di preparazione alla vita, donde la concretezza della scuola calasanziana, che riuniva l’istruzione o formazione intellettuale e l’educazione o formazione umana, morale e religiosa. Anticipatore di almeno due secoli di quel principio che ormai è stato fatto proprio da tutte le società evolute e cioè dell’educazione intesa come diritto del cittadino, il Calasanzio aprì la sua scuola indistintamente a tutti i ragazzi (poveri e ricchi, cattolici e non cattolici, cristiani e non cristiani), i quali venivano educati nel pieno rispetto della loro dignità umana e della loro fede religiosa.

L’ORDINAMENTO DELLA SCUOLA CALASANZIANA ALL’EPOCA DEL CALASANZIO

COSTITUZIONI

All’epoca del Calasanzio il corso degli studi era diviso in nove anni o meglio in nove classi, numerate secondo l’ordine inverso,  così che la nona classe era quella più bassa e la prima quella superiore ed ultima. Si cominciava quindi con la classe nona, quella frequentata dai piccolini, che comunque non potevano avere meno di sei anni.

In tale classe i bambini apprendevano le lettere dell’alfabeto e le combinazioni sillabiche; era la classe più faticosa e meno gradita ai maestri, ma anche quella in cui, nella visione calasanziana, l’opera dell’educatore esprimeva il momento più nobile, più cristianamente elevato della propria realizzazione.

Le altre otto classi erano raggruppate in cicli di quattro anni ciascuno:

Il primo costituiva la scuola primaria, comune a tutti, al termine della quale gli alunni potevano lasciare la scuola ed iniziare un’attività lavorativa oppure passare al secondo ciclo; il secondo ciclo, che costituiva la scuola secondaria, consentiva l’accesso agli studi universitari.

Una scuola, dunque, per tutte le esigenze, ma che teneva soprattutto conto delle necessità dei ragazzi poveri, che avevano bisogno di inserirsi nel mondo del lavoro. Le materie studiate nella scuola calasanziane erano le stesse che si studiavano nelle altre: dopo la scuola dei “principii”, infatti, si passava agli studi di grammatica, umanità e retorica, ma l’aspetto innovativo della scuola del Calasanzio fu l’uso e lo studio della lingua materna a fianco del latino e la particolare importanza data allo studio della matematica e agli studi scientifici.

IL MAESTRO secondo S. Giuseppe Calasanzio doveva essere fornito di apertura mentale, di comprensione, di pazienza, di amore e di carità; egli doveva fondare la sua opera educativa sul dialogo, trattare il ragazzo sempre con umanità e rispetto, prestare attenzione al vissuto del ragazzo e guidarlo più con la persuasione e con l’esempio che con mezzi coercitivi. Punire il meno possibile – suggeriva San Giuseppe Calasanzio ai maestri – e sempre nel rispetto della dignità umana. Importante, nell’opera educativa, anche la preghiera, che però non andava mai imposta a quei ragazzi che professassero fede religiosa diversa dalla cattolica.

Il centro delle sue idee educative fu il rispetto per la personalità di ogni bambino e il vedere in essi l’immagine di Cristo. Per mezzo delle sue Scuole Pie, egli volle servire e promuovere le necessità fisiche e spirituali dei giovani. La scuola calasanziana era improntata ad una grande praticità, ad una grande attenzione alla realtà, all’apertura verso il nuovo, talvolta anche oltre la posizione ufficiale della Chiesa del tempo, come dimostra l’amicizia  e la stima di S. Giuseppe Calasanzio nei riguardi di due personalità “scomode” a quell’epoca come Tommaso Campanella e Galileo Galilei.

Per continuare il suo lavoro educativo fondò l’Ordine delle Scuole Pie, un Ordine religioso i cui membri, conosciuti come “Scolopi” (da Scuole Pie), professano quattro voti religiosi solenni: povertà, castità, obbedienza e dedizione all’educazione della gioventù. Il sogno e il desiderio di S. Giuseppe Calasanzio di educare tutti i bambini, le sue scuole per i poveri, il suo appoggio alla Scienza di Galileo, e la sua vita di santità al servizio dei bambini e dei giovani, gli guadagnarono l’opposizione di molti nelle classi dirigenti della società e nella gerarchia ecclesiastica che il Calasanzio affrontò con pazienza esemplare. 

 


 

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