Omelia del p. Pedro Aguado nella solennità di san Giuseppe Calasanzio

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Omelia del p. Generale Pedro Aguado Cuesta, durante la Santa Messa in onore di san Giuseppe Calasanzio il 25 agosto 2021, nella chiesa di san Pantaleo, Roma.

 PEDRO AGUADOCari fratelli e care sorelle, ancora un anno, celebriamo il nostro Santo Padre, San Giuseppe Calasanzio, in tutti i luoghi dell'Ordine e della Famiglia Calasanziana. Lo celebriamo con gioia e gratitudine, come i bambini celebrano il ricordo del loro padre. Quest'anno, in mezzo alla pandemia che stiamo vivendo, lo celebriamo con rinnovata gioia e impegno, perché da lui abbiamo imparato, anche, come la vocazione continua ad essere vissuta e come l'Ordine continua ad essere costruito anche in mezzo ad una pandemia.

Ma quest'anno festeggiamo il Calasanzio con gli occhi puntati su due bellissimi anniversari che celebreremo tra qualche mese: i 400 anni dell'elevazione delle Scuole Pie alla categoria di Ordine religioso di voti solenni, e anche i 400 anni dell'approvazione delle Costituzioni scritte dal Calasanzio, per mezzo delle quali ha dato una forma stabile e definita al progetto di vita e missione scolopica.

Vorrei avvicinarmi al Calasanzio da tre punti di vista diversi, tutti e tre uniti dal messaggio del testo evangelico che abbiamo ascoltato oggi e che sempre ascoltiamo nella celebrazione del Calasanzio: "chi accoglie un bambino come questo nel mio nome, accoglie me". Questo è senza dubbio il centro della vita del Calasanzio: identificarsi con Cristo, attraverso il darsi a coloro con cui Cristo stesso si identifica.

Ci sono tre testi evangelici in cui Gesù esprime chiaramente con chi si identifica. Uno di questi l'abbiamo sentito oggi: con il bambino. C'è un secondo testo formidabile, Matteo 25, 40, che il Calasanzio stesso cita specificamente nel Proemio delle Costituzioni. In questo testo, Gesù si identifica con i poveri (avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero in prigione, ecc.) E il terzo è Matteo 10, 40, proprio del discorso apostolico, in cui dice chiaramente: "chi accoglie voi accoglie me". È molto bello vedere queste tre identificazioni di Gesù: con il testimone autentico, con il povero e con il bambino.

Ho sempre pensato che il Calasanzio (e più tardi Paula), scoprì chiaramente queste identificazioni, le incarnò, le trasformò in un progetto di vita, e le diede alla Chiesa e alla società sotto forma di Scuole Pie, in ciò che chiamiamo, con umile orgoglio, la vita e la missione scolopica.

Vorrei condividere con voi tre brevi riflessioni su questa profonda esperienza calasanziana. La pirma è molto ovvio: non si arriva a questa esperienza centrale di identificazione con Gesù, e con coloro con cui si identifica, in poco tempo. È un processo che dura tutta la vita. È una sfida che dura tutta la vita. Di fatto, il Calasanzio fu lento a scoprire i bambini; fu lento a prendere coscienza, spiritualmente consapevole, dell'affermazione di Gesù che finì per mettere nelle sue Costituzioni: i poveri. Alcuni parlano di un processo di conversione, e può essere una parola valida per esprimere l'esperienza del Calasanzio.

Vorrei invitarvi a contemplare il processo del Calasanzio come un onesto e sincero cammino di progressiva scoperta di Gesù Cristo, fatto da qualcuno che non ha mai creduto che la sua vita fosse chiusa e che avesse già fatto tutto quello che doveva fare nel suo desiderio di seguire Gesù. Questo è il segreto del Calasanzio. Era un uomo aperto allo Spirito, che parla attraverso la realtà, ed era un uomo fedele alla sua vocazione e al suo ministero. Appartiene al concetto di fedeltà l'apertura a trasformare questa fedeltà nella creazione di qualcosa di nuovo. La prima proposta, quindi, è questa: PROCESSO. Il Calasanzio ci invita a una vita di autenticità. Preghiamo perché il nostro si avvicini al suo.

La seconda riflessione che voglio proporvi è che impariamo dal Calasanzio a vivere la vocazione scolopica. Ci sono due chiavi vocazionali che ha vissuto molto fortemente: la dedizione alla missione e la costruzione delle Scuole Pie. Secondo me, noi scolopi abbiamo imparato bene la prima, ma non tanto la seconda. Non so se gli scolopi hanno la stessa esperienza. Lavoriamo molto, dedichiamo tutta la nostra vita, il nostro tempo, alla missione, ma a volte dimentichiamo che dobbiamo anche preoccuparci di costruire le Scuole Pie, di consolidare il progetto che il Calasanzio ha generato. Se il Calasanzio avesse dedicato la sua vita solo ad insegnare ai bambini, o a creare una scuola dove i bambini di Roma potessero studiare, noi non saremmo qui. No. Il Calasanzio ha costruito un Ordine religioso, che è essenzialmente uno strumento del Regno.

Per questo, nella celebrazione di oggi, vi invito a rinnovare il nostro impegno per continuare a rendere possibili le Scuole Pie, attraverso tutte le dinamiche che rafforzano e fanno crescere un Ordine religioso. E il primo di questi è l'amore sincero e impegnato per le Scuole Pie, che ci porta a dare il meglio di noi stessi per rendere il nostro Ordine, e la Congregazione delle Figlie di Maria, strumenti sempre migliori e più consolidati al servizio del Regno. Forse questa è una delle missioni più importanti dei religiosi e delle religiose che sono nelle Case Generali. E dei giovani che si preparano a vivere autenticamente la vocazione a cui sono stati chiamati. Sono contento che Jan, Viet, Hermann e Louis siano qui. Jan è uno studente di una delle più antiche Province dell'Ordine, fondata nella vita di Calasanz, Polonia. Viet appartiene alla più giovane delle nostre Province, la Provincia di Asia Pacifico. Hermann e Louis sono della provincia dell'Africa occidentale, uno della Costa d'Avorio e l'altro del Benin. La sua presenza qui è un buon simbolo di ciò che siamo. La mia seconda proposta è, quindi, COSTRUIRE le SCUOLE PIE.

E il terzo è molto chiaro. La parola che lo riassume è SANTITA'. Il nostro orizzonte, il nostro desiderio e il nostro progetto di vita consisti, essenzialmente, nell'essere santi. E la santità consiste nel vivere secondo la volontà di Dio, giorno per giorno. Per questo è bene che ci chiediamo: cosa ha fatto del Calasanzio un santo?

Questa domanda sarebbe sufficiente per un libro, per una tesi di dottorato, ma per ora non chiederemo ad Angel di scrivere un'altra tesi, perché penso che possa anche essere spiegata brevemente, soprattutto se lo spiega il protagonista stesso. Possiamo avvicinarci alla risposta da molti punti di vista, ma ho scelto quello fornito dalla lettera del 1236 che il Calasanzio scrisse a uno scolopio a Napoli. L'ho scelto perché penso che rifletta in modo straordinario ciò che il Calasanzio voleva vivere, ciò che ha vissuto e ciò che vuole che noi viviamo.

"La via più breve e più facile per essere esaltati alla propria conoscenza e da lì agli attributi della misericordia di Dio, della prudenza e dell'infinita pazienza e bontà è abbassarsi per dare luce ai bambini, e in particolare a quelli che sono come gli indifesi di tutti, poiché agli occhi di tutti è un ufficio così umile e così vile, pochi vogliono abbassarsi ad esso, e Dio di solito dà il centuplo, soprattutto se, facendolo bene, hanno persecuzioni o tribolazioni in cui, se sono presi pazientemente dalla mano di Dio, trovano il centuplo dello spirito". (EP 1236)

Prima di tutto, il Calasanzio vuole che viviamo un'esperienza profonda di Dio, che ci aiuta a sperimentare nel nostro cuore come Dio ci ama: con misericordia, prudenza e infinita pazienza e bontà. Il Calasanzio vuole questa esperienza per ogni scolopio, perché è l'unica cosa che può renderci testimoni di quell'amore tra i bambini e i giovani a cui ci dedichiamo.

In secondo luogo, il Calasanzio propone ‘abbassarsi’. Abbassarsi per dare luce ai bambini, soprattutto ai più indigenti. In un mondo come il nostro, dove la tentazione di "salire" è all'ordine del giorno, il Calasanzio propone di "scendere". È un dinamismo spirituale, non dubitate. Non cercare nessun obiettivo proprio, nessun riconoscimento, nessuna promozione. Cercate solo di "essere al livello dei piccoli". Il dinamismo spirituale che il Calasanzio propone è kenotico. È quindi profondamente cristiano. Nessuna responsabilità che ci viene chiesta, nessun ringraziamento che riceviamo, nessuna valutazione che gli altri possono avere di noi, nessuna posizione che assumiamo, niente è di alcuna utilità se non è vissuto a partire da questo dinamismo spirituale.

Il Calasanzio ci parla, in terzo luogo, delle difficoltà, che chiama "tribolazioni e persecuzioni". Tutti sappiamo cosa significa, perché tutti abbiamo l'esperienza che le cose non sono sempre facili e non sempre vanno bene. Ma la proposta del Calasanzio è più profonda, e voglio esprimerla chiaramente: lo scolopio dà la sua vita per i bambini e i giovani -soprattutto i più bisognosi- per la missione che gli è stata affidata. La dà ogni giorno, e ogni giorno si consuma per la causa alla quale ha deciso di consacrarsi. E in questa dedizione quotidiana, in questo "logorio positivo", vissuto da Dio, condiviso con i fratelli e vissuto con profonda gioia, trova il "centuplo" di cui parla il Vangelo e che il Calasanzio ricorda. E incontra anche le difficoltà, che sono state promesse dal Signore ai suoi seguaci.

Termino questa riflessione ricordando le tre parole che la articolano, ispirate dal Calasanzio: PROCESSO, COSTRUZIONE DI SCUOLE PIE e SANTITÀ. Preghiamo ogni giorno il Signore, chiedendogli di concederci un poco dello spirito che ha dato al Calasanzio. AMEN

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