XLVIII Capitolo Generale - giorno 16

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

 frontespizio 16

 

 Caro Gerardo,

so che in Italia, ormai, è notte fonda. 
Non intendo disturbare ma solo introdurre il mio quotidiano messaggio dentro una bottiglia e consegnarlo ai flutti dell'oceano.
Con lo scopo di avvertire, se interessasse a qualcuno, che sono ancora vivo.
Ieri infatti abbiamo proseguito nella navigazione vogando come "desperados". Questi sono i giorni nei quali, in un Capitolo Generale, si deve stare al ritmo del tamburo e remare preoccupandosi solo di respirare.
 MATTINA E POMERIGGIO
In coerenza con quanto detto sopra ho unificato le ore diurne del diciassettesimo giorno di traversata. La mattina e il pomeriggio sono filati via, infatti, senza che riuscissimo a levare il capo dai remi.
Ma la notte.... La notte....
La notte è stata il momento del nostro riscatto. Qualcosa bolliva in pentola, l'avevo compreso già la sera precedente quando, dopo cena, ho visto i miei confratelli alzarsi da tavola insoddisfatti, inquieti, frustrati. Mi sono recato nella hall e da un angolo visuale un poco discosto ho osservato, come farebbe un etologo, uno studioso del comportamento umano, quel che stava accadendo.
Questo l'esito della mia osservazione. 
I primi confratelli erano anche i più speranzosi. Un'attesa quasi religiosa, l'attesa di un riscatto. Hanno cominciato ad aggirarsi intorno al bancone-bar come fanno i grandi rapaci che ho visto volteggiare nel caldo e luminoso cielo di questi pomeriggi messicani. Altri, anch'essi guardinghi, si sono uniti a poco a poco. I falconi-bipedi si sono fatti sempre più numerosi: aspettavano e volavano, volavano e aspettavano... qualcuno avvicinava il becco al bancone, per scrutare all'interno. Ma: niente da fare, il maestro di cerimonie non era ancora sopraggiunto e il banco restava desolatamente vuoto.
Alla fine, però, è arrivato. E ha aperto l'armadietto degli alcoolici. 
Emozionante la picchiata, in contemporanea, di almeno 20 grossi volatili. Ed elegantissimo il gesto che ho visto ripetersi innumerevoli volte: questi shottini di tequila che non facevano in tempo a comparire sul bancone che subito venivano ghermiti da artigli inesorabili. Uno, e un altro, e un altro ancora... Picchiate e risalite, voli radenti, geometrie, baluginar di becchi... e di bicchieri.
Insomma, è accaduto che lo spettacolo mi ha talmente avvinto che ho commesso un'imprudenza e mi sono avvicinato. Un tragico errore.
Mi hanno visto. Senza quasi rendermene conto ero lì, in mezzo a una decina di falconi che - bontà loro - dopo parecchie prede conquistate erano finalmente atterrati e (detto tra noi) zampettavano poco dignitosamente come tacchini barcollanti.
Ma non è finita. Il peggio doveva ancora arrivare.
""Italiani! Musica! CANTIAMO!"
Maledizione, si è scatenato l'inferno. Avevo con me il PC e mal me ne incolse. Iniziano a fare richieste su richieste, le più improbabili, del fior fiore della musica italiana: Raffaella Carrà, Toto Cutugno, I Ricchi  ei Poveri.
Ho fatto il possibile. Ho chiamato Stefano a dare manforte, ho rintracciato i testi sul pc e abbiamo attaccato a cantare, in sequenza: Santa Lucia, La Donna è mobile, Azzurro e Volare. E tu dirai: e che c'è di male? Anzi, che bello: un coro robusto (e intonato, lo ammetto) di voci maschili.
Eh, no. Il fatto è che li avevo tutti alle mie spalle,  intenti a leggere le parole dei testi sullo schermo. 
E tu HAI UN'IDEA di che significhi essere al centro di un uragano di zaffate alcooliche? Un monsono di fiatelle ad alta gradazione? Hai idea della quantità d'aria e di suono che emettono dieci omoni dal torace robusto, dalla pancia prominente e da una resistenza alla tequila che ha del sovrumano?
Mi hanno distrutto. Sugli acuti ho visto i capelli bianchi volare via a ciocche, strappati alla radice. Ho i timpani lesionati, traumi cervicali a grappolo, lesioni significative sul cranio. 
E più di tutto, ne sono uscito vivo ma completamente ciucco. Ho inalato tanto di quell'alcool che, per la prima volta in vita mia, sono finito disteso ai piedi del il bancone. Mi hanno svegliato stamattina le signore delle pulizie, colpendomi con lo spazzolone.
E ho un mal di testa...
Ma sono vivo!
Hasta luego!
(tiratemi fuori di qui!)
 


Pubblicato in XLVIII CAPITOLO

Stampa