Omelia di p. Alberto Magrone

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48° Capitolo Generale dell’Ordine dei Padri Scolopi

“Casa Lago”, Città del Messico, 20 gennaio – 11 febbraio 2022

Sabato 22 gennaio 2022, ore 7.30, Concelebrazione eucaristica presieduta dai religiosi della Provincia italiana dei Padri Scolopi vocali al Capitolo: p. Stefano Locatelli, p. Alberto Magrone, p. Martin Badiane. Concelebra inoltre p. Ciro Guida, Procuratore dell’Ordine.

S. Messa: preghiere dell’Ordinario tratte dal Comune della Beata vergine Maria

Letture del Messale del giorno (sabato della II settimana del Tempo Ordinario (Anno II):

Prima Lettura, 2 Sam 1, 1-4.11-12.17.19.23-27

Salmo Responsoriale, Sal 79 (80)

Vangelo, Mc 3, 20-21

 

OMELIA (p. Alberto Magrone)

“Tutti abbiamo tutti avuto un padre.

Il mio è morto tanti anni fa. È stato un bravo papà. Mi ha amato tanto e me lo ha dimostrato, perché ha fatto la cosa più grande che un padre possa fare: mi ha lasciato andare. Ha permesso che in suo figlio si compisse l’opera di un ALTRO. L’opera di Dio. E non l’opera sua.

Mio padre era un grande lavoratore e un uomo colto. Leggeva tanto e io lo ascoltavo, in adorazione.

Poi è invecchiato. È diventato tanto fragile. Non leggeva più, non ne aveva le forze.

Gli era rimasto l’ASCOLTO: ascoltava, ascoltava… accendeva la radiolina e ascoltava.

Vi porgo questo ricordo personale perché questi due versetti del Vangelo di Marco hanno, come bersaglio, l’ASCOLTO.

Appartengono al capitolo terzo del Vangelo. Dai biblisti è chiamato il capitolo della “crisi galilaica” (o galileana): Gesù ha tutti contro. Ha appena compiuto un miracolo, l’ultimo: ha guarito, in giorno di sabato, presso la sinagoga, un uomo dalla mano rattrappita. Il senso di questo segno chiede d’essere colto e le parole di Gesù chiedono d’essere ascoltate; ma tutti sono in ostaggio dei pregiudizi e della paura. Ciò che hanno visto e udito suscita nei farisei e negli erodiani la determinazione a ucciderlo. Per gli scribi Gesù è addirittura un “Satan”.

Per la sua famiglia (“sua Madre e i suoi fratelli”), che gli vuole bene, la convinzione è che Gesù sia “fuori di sé”.

E Gesù replicherà, guardandosi intorno e rivolgendosi ai discepoli seduti ad ascoltarlo: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3, 33-34)

Questa parola ci consola tanto.

In questa concelebrazione sono stato chiamato dai miei confratelli a rappresentare indegnamente la Provincia italiana, la più vecchia. La quale mi ricorda tanto il corpo vecchio e stanco di mio padre.

È stata giovane e forte. Colta (quanti grandi nomi della cultura e della teologia!) e ricca. Feconda (ricordo comunità con decine di padri) e sicura di sé: una locomotiva in corsa.

Ora è diventata vecchia e fragile. Oggi è così: un corpo debole e che si è fatto sempre più piccolo, come accade ai vecchi che si rannicchiano e diminuiscono di statura.

Ma adesso la amo ancora di più. Mi fa tenerezza, come mi faceva tenerezza mio padre.

Certo che essa ha paura! Guarda al futuro e ha paura, la mia vecchia Provincia. Certo che si ripete un po’, come fanno i vecchi che dicono sempre le stesse cose. E si lamenta, proprio come i vecchi.

Ma è la mia Provincia. E adesso che è fragile, debole e nuda, mi fa comprendere quel che san Paolo afferma: “Quando sono debole, è allora che sono forte”.

Sì. La mia Provincia è forte proprio ora che è debole: perché?

Perché vive ogni giorno di più di ASCOLTO. Vive la stessa esperienza dei vecchi, che smettono di FARE e si mettono ad ASCOLTARE.

  1. E così può fare spazio al Signore. Si siede e lo ascolta (come stiamo facendo noi qui). E ascoltandolo lo conosce e lo ama sempre di più. Sperimenta non l’angoscia, ma il “Timor di Dio”, che è il SENSO SEMPRE PIÚ ACUTO DI LUI, della Sua bellezza e della Sua volontà.
  2. Essa ascolta la Sua volontà e così può fare spazio ai dolori della gente. Si accorge dell’essenziale e lo persegue. Ascolta e cerca di rispondere.
  3. Ascolta e vive il comandamento del Signore: la comunione e l’amicizia. Siamo venuti qui in tre, tutti appartenenti alla Congregazione Provinciale: p. Stefano, p. Martin e io. E siamo amici tra di noi, ci stimiamo e ci vogliamo bene. Come fratelli.
  4. Infine ascolta il Suo Maestro attraverso di voi, che siete il cuore pulsante dell’Ordine: forti, generosi, intelligenti, numerosi… e non ha paura. Al contrario, conosce la speranza. Prova tanta gratitudine. Perché vede l’opera di Dio che si compie. E si affida.

Vi ringrazio per i sentimenti di gioia, di fiducia e di giusto orgoglio che mi state regalando.

Ah, un’ultima cosa: sì, è vero, la mia cara Provincia italiana è vecchia e debole…. Ma non è ancora rimbambita!

Grazie per il vostro ascolto.

Pubblicato in XLVIII CAPITOLO

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