XLVIII Capitolo Generale - giorno 22

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frontespizio 22

 

Caro Gerardo,

chiedo scusa per il mio silenzio prolungato e che ha coinciso con gli ultimi quattro giorni di Capitolo generale. Giorni nei quali ho abbracciato la scelta di un blackout comunicativo. 
Mettiamola così: dopo il pellegrinaggio di domenica 6 febbraio presso il Santuario della Madonna di Guadalupe ero sazio e felice. Il bersaglio era stato raggiunto, finalmente. Per cui ben poco ancora i giorni successivi avevano qualcosa da dire e io, a mia volta, da riferire. 
Ho preferito dunque tacere e godermi l'a tu per tu con la Guadalupana: l'apparizione della Beata Vergine Maria che, non so perché, ho sempre preferito tra tutte. L'immagine che, non so spiegarmi la ragione, ho eletto come la più bella e più cara tra tutte le immagini della Madonna.
Insomma, mi hai capito: domenica scorsa "ho svoltato". E così dal giorno successivo ho fatto il mio dovere, ritornando al remo e obbedendo al ritmo del tamburo, ma consapevole del fatto che l'approdo ormai era lì, a poca distanza. 
Fuor di metafora, abbiamo lavorato in modo intenso. L'aula capitolare, a partire da lunedì scorso, giorno 7 di febbraio, s'era popolata di giovani (11, per l'esattezza, di diversa provenienza. Tra loro alcuni religiosi dell'Ordine degli Scolopi, prossimi alla professione solenne o al sacerdozio) e la discussione assembleare s'è fatta, se possibile, ancora più serrata. Se abla mucho, muchissimo: a questo ero preparato. Ma ho gradito, al di là del profluvio di parole, il fatto che l'accento di una buona parte degli interventi si sia fatto meno formale. E' stato gradevole ascoltare confratelli - ora giovani, ora anziani - spostare il fuoco delle loro riflessioni su tratti più personali della vita e della missione sacerdotale nell'Ordine. 
Non c'è niente da fare: quando si parla di identità, di "chi sono io", di quale sia il mio posto nel mondo e come possa fare per rendere la mia vita una vita buona e bella... Beh, allora l'asticella si alza, i cuori s'aprono un po' e la comunicazione si fa più vera.
Bene così. 
Nel frattempo, poco altro da riferire. Per esempio della foto ufficiale del Capitolo, scattata martedì mattina. Mai fatto niente del genere prima d'ora. Forse qualcosa di vagamente assimilabile erano le foto di classe alle elementari (foto che ho cacciato in fondo a un cassetto e LÌ devono restare); ma, ribadisco, non c'è paragone. In questo caso infatti s'è presentato un furgone con tre fotografi tre i quali, prima della nostra chiamata a rapporto, hanno montato nientemeno che una tribuna all'interno della chiesa. Sgangherata fin che volete, ma che ha permesso a 70 e più persone di mettersi in posa. Mancavano solo i lampi al magnesio con tanto di nuvoletta di fumo. In ogni caso siamo tutti in possesso del nostro bel tubo di cartone rigido: all'interno, arrotolate, le foto scattate sia all'interno della grande cappella che sulla gradinata del cortile esterno, della quale non avevo capito la ragione fino a quando non ho visto sulle pareti di "Casa Lago", in bella mostra, le foto di gruppo dei 120 vescovi messicani: un esercito.
Altro da dichiarare?
Sì, e con un pizzico d'imbarazzo. 
Imbarazzo, sì.
Perché devo raccontare, a mezza voce, della festa di chiusura del Capitolo, che si è svolta giovedì sera. Roba da intervento massiccio delle forze dell'ordine messicane. O delle guardie svizzere.
La giornata di giovedì, dedicata ai ringraziamenti, agli applausi, ai discorsi di congratulazioni, ai "volemose bene", ai "si poteva andare avanti ancora un po'" (bugiardi!) e, infine, allo sgombero delle masserizie personali dalla postazione in aula (sulla personalizzazione delle postazioni dovrei aprire un capitolo a parte. Ve lo risparmio), era filata via liscia.
Così credevo.
La trappola infernale era stata apparecchiata (!) in sala da pranzo. Alle 20.30, ormai si sa, come lupi famelici noi allegri Scolopi siamo usciti dalle rispettive tane. Giunti in sala: sorpresa!
Un gruppo di Mariachi tutto al femminile - escluso il trombettista, un maschio indigeno bassotto, panzuto ed entusiasta. Quattro violini, un chitarrone, una chitarra e due voci che si alternavano, entrambe possenti. Una divisa impeccabile: giacca e gonna lunga di colore azzurro, un fiocco al collo, i capelli raccolti, queste signorine si sono rivelate il "chili" della soirée insieme con l'immancabile tequila. 
Non vi dico: scatenate! Tutto - dico tutto - il repertorio tradizionale mexicano, innaffiato da bicchierini di tequila stemperata con il lime. Ah, sapete che fanno qui? Preparano cocktail a base di alcolici bagnando il bordo del bicchiere con il lime e poi intingendo lo stesso bordo nella polvere di peperoncino. Bisogna proprio essere diabolici.
I presenti di lingua spagnola, dopo due o tre giri di tequila, cantavano tutti. Facce paonazze, occhi ridotti a punte di spilli e rossi come quelli dei coyote, urla d'incoraggiamento alla messicana (avete presente?), fino all'immancabile trenino a cui s'è attaccato pure il padre Generale. Iniziato da Stefano, per altro.... I camerieri erano inchiodati alle pareti, terrorizzati. Le mariachi ci davano dentro, il trombettista faceva a pezzi i vetri, le cantanti acceleravano il ritmo mentre ci osservavano col sopracciglio (messicano) alzato. Come dire: "Hai visto tu questi "cura"?"
Morale della favola: alle 22.30, visto il clima da girone dantesco e prima di venire trascinate nel trenino, le mariachi hanno fatto un bell'inchino e si sono dileguate.
Pensate che qualcuno abbia fatto una piega? Figuriamoci. E' partito dal microfono l'annuncio che i confratelli messicani avrebbero offerto un giro di tequila hermosisima al bancone-bar. Un boato, un'apoteosi, una transumanza colossale.
Avevano pure montato amplificatore e casse, i furbacchioni. 
Gli ultimi irriducibili sono crollati distesi sotto il bancone alle due del mattino.
Sui loro corpi inerti e scomposti si è levata, fredda e luminosa, una nuova alba messicana.
L'alba di venerdì 11. Ultimo giorno di permanenza. E di gita fuori programma! Che io ho dedicato, insieme con altri 25, alla visita delle piramidi di Teotihuacan.
Tutto è bene quel che finisce bene.
Passo e chiudo, domattina sveglia alle cinque. Si torna a casa!
Hasta luego.

a

Pubblicato in XLVIII CAPITOLO

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